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lunedì 2 settembre 2013

A scuola da Maestro Verrocchio

 

Nel mondo medievale e rinascimentale esistevano le “botteghe”, vere e proprie scuole per apprendere un mestiere, organizzate gerarchicamente: al loro apice c’erano i maestri, coloro che dirigevano e insegnavano, poi i discepoli che imparavano e aspiravano a loro volta a diventare maestri e infine i salariati con mansioni piuttosto circoscritte ed umili come per esempio tenere i locali puliti. Questi futuri artigiani, spesso giovanissimi, venivano mandati dalle loro famiglie ad imparare un mestiere nelle botteghe dove il maestro era spesso obbligato a fornire al ragazzo vitto, alloggio, vestiario e persino uno stipendio; assai di rado accadeva invece che fosse l’apprendista a dover compensare l’insegnante. Comunque il maestro aveva sul discepolo pieni poteri, esattamente come un padre: poteva punirlo, cacciarlo, pretendere il miglior rendimento, obbedienza, onestà e lealtà. Nella bottega gli allievi restavano all’incirca sei anni, almeno queste erano le regole volute dagli statuti delle Corporazioni, ma spesso questo tempo si riduceva a periodi molto più brevi. Nel caso delle botteghe artistiche, fucine dei futuri architetti, scultori, pittori, orafi, ceramisti, maestri vetrai ecc., quando veniva commissionata un’opera il maestro stipulava un contratto giuridicamente valido con il cliente nel quale, nel caso di un quadro o di un affresco, veniva menzionato il soggetto da eseguire, quante figure umane vi dovevano essere rappresentate, come la scena doveva essere eseguita, se vi dovevano essere impiegati pigmenti preziosi come il blu di lapislazzuli o l’oro, il tempo per l’esecuzione e il prezzo pattuito. 
Tra le botteghe più quotate e produttive a Firenze c’era quella di Andrea del Verrocchio, pittore, scultore e orafo. A lui si rivolgevano per importanti committenze i Medici, gli Strozzi, i Pitti e naturalmente la Chiesa e nel suo laboratorio impareranno l’arte alcuni tra gli artisti più famosi del Rinascimento: primo fra tutti Leonardo da Vinci, ma anche Botticelli, Lorenzo di Credi, Domenico del Ghirlandaio (che aprirà a sua volta una bottega che vedrà come apprendista il giovanissimo Michelangelo), Frà Bartolomeo, il Rustici, Pietro Perugino (maestro di Raffaello) e altri. Continuamente venivano prodotti una grande varietà di oggetti: quadri, statue in terracotta o marmo, candelabri e reliquiari in argento, ma anche progetti per monumenti funebri destinati a rendere immortali importanti personaggi pubblici.
Da questa scuola proviene un’opera oggi esposta agli Uffizi, il Battesimo di Cristo, un valido esempio di quel lavoro di collaborazione che si instaurava a volte tra il maestro e gli allievi più promettenti. Iniziata intorno al 1470 l'opera fu realizzata per il monastero vallombrosano di San Salvi. Verrocchio dipinse le due figure principali del Cristo e del Battista. In un secondo momento vennero coinvolti altri due collaboratori: uno di livello mediocre, di cui non conosciamo il nome, responsabile della schematica palma a sinistra e del paesaggio roccioso a destra; l’altro allievo di sicuro più capace, che i critici dell’arte individuano nel giovane Botticelli, eseguì l'angelo il cui volto sta di fronte allo spettatore. Solo in una terza fase, quella finale, venne chiesto a Leonardo da Vinci di ultimare la scena. A lui spetta l'angelo che vediamo di profilo e anche il paesaggio sulla sinistra. Uno storico e artista dell’epoca, Giorgio Vasari, riporta un aneddoto secondo cui Verrocchio dopo aver visto l’opera finita non avrebbe più toccato il pennello consapevole del fatto che Leonardo lo aveva superato in abilità; in realtà ciò non pare essere vero, ma dimostra il precoce talento di quello che diventerà uno dei massimi geni di tutti i tempi. La mano di Leonardo intervenne anche nelle acque del fiume Giordano. Se osserviamo da vicino il suo angelo vediamo che la veste è impreziosita con un collare tempestato di cristalli di rocca incastonati in oro. Era questo un genere di gioiello largamente diffuso nel 1400, ma bisogna sottolineare che in questo particolare contesto, la scelta del cristallo di rocca non è casuale: la pietra infatti era considerata simbolo di purezza e quindi ben si addiceva alla figura dell’angelo.