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lunedì 23 settembre 2013

La novella di Nastagio degli Onesti




Sono quattro tavole dipinte da Sandro Botticelli nel 1483 e narrano la storia di una novella scritta da Boccaccio nel Decameron. Il committente è Lorenzo il Magnifico che commissiona all'artista i pannelli come dono di matrimonio al giovane Giannozzo Pucci per decorare la sua camera nuziale. La novella narra del cavaliere Nastagio degli Onesti, nobile ravennate, che come si vede nel primo dipinto cerca la solitudine in una pineta per meditare sulla sua amata che lo respinge. Improvvisamente vede una donna nuda inseguita da un giovane cavaliere e assalita da un cane. La scena trova seguito nel secondo dipinto dove il cavaliere uccide la donna e ne estrae il cuore per darlo in pasto ai cani. Poi la donna si rialza illesa e la stessa scena si ripete come si vede sullo sfondo della tavola. Dalla novella di Boccaccio sappiamo che Nastagio chiede spiegazioni al cavaliere del fatto e questi gli racconta che ciò che vede è l’eterno supplizio infernale a cui sono dannati lui stesso e la sua amata. Egli infatti si era suicidato perché lei lo respingeva. Nastagio rimane molto colpito dal racconto e come si vede nella terza tavola qualche tempo dopo invita la propria amata ad un banchetto nella pineta. Durante il pranzo compare la giovane donna nuda inseguita dai cani e dal cavaliere e Nastagio racconta ai presenti la loro storia e l’atroce supplizio a cui sono condannati. La sua amata quindi, presa in causa, decide di sposarlo e le nozze sono raffigurate nell’ultima tavola, con un arco di trionfo che simboleggia la vittoria dell’amore.
L'ultimo episodio ci apre una finestra su come dovevano essere i banchetti nuziali durante il Rinascimento. Nelle ricche famiglie fiorentine le cerimonie di famiglia, come matrimoni e battesimi, erano il mezzo più adatto per mostrare la propria ricchezza economica e quindi il proprio potere all'interno della società. Botticelli si preoccupa di porre in primo piano le belle stoviglie lavorate a sbalzo esposte in bella mostra su alcuni tavoli ricoperti da una preziosa stoffa, ma anche di sottolineare l'abbondanza delle vivande che vengono portate in tavola da valletti che paiono danzare mentre avanzano verso i convitati. Anche la bellezza dell'architettura rimanda alle ricche dimore di cui la città si sta riempiendo e abbellendo: la loggia dove si svolge il banchetto ha pilastri di pietra scura terminanti in capitelli dorati sotto i quali sono stati posti rami di mirto simbolo dell'amore eterno, mentre in alto campeggiano a sinistra lo stemma dei Pucci, a destra i due stemmi delle casate ora unite in matrimonio, quelli dei Pucci e dei Bini, e nel pilastro centrale l'emblema dei Medici.
Le quattro scene furono progettate e disegnate da Botticelli ma l'esecuzione spetta agli allievi più promettenti della bottega, soprattutto a Bartolomeo di Giovanni e a Jacopo del Sellaio