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lunedì 14 gennaio 2013

Memento mori





Pare che l’origine della frase "memento mori" ("ricordati che devi morire") vada ricercata in un’usanza dell'antica Roma in epoca repubblicana quando un generale rientrava nella città dopo un trionfo bellico e sfilando nelle strade raccoglieva gli onori che gli venivano tributati dalla folla, correva il rischio di essere sopraffatto dalla superbia e dalla smania di grandezza. Per evitare che ciò accadesse, un servo dei più umili veniva incaricato di ricordare all'autore dell'impresa la sua natura umana e lo faceva pronunciando questa frase. Durante il Rinascimento era uso indossare gioielli, pendenti o anelli, con l'immagine del teschio, dello scheletro con la clessidra o all'interno di una bara per ricordare a chi lo indossava che la morte era sempre certa e preludeva al giudizio divino, dunque tali monili incoraggiavano ad una vita virtuosa e santa e a concentrare la propria attenzione non sui beni materiali ma sulla prospettiva dell’aldilà. 
 Nell'immagine è raffigurato uno di questi monili, è un pendente in oro smaltato in nero a forma di bara, col coperchio in cristallo di rocca amovibile grazie a una cerniera posta nella parte superiore. Il gioiello è composto quindi di due parti e si apre lasciando intravedere all’interno uno scheletro in altorilievo in smalto bianco. Sulla sommità un anello circolare in oro. Il retro del pendente è decorato con un teschio e lingue di fuoco le quali vengono riproposte anche sui fianchi; in basso un disegno costituito da due elementi incrociati a x e un secchiello (forse per contenere acqua benedetta, simbolo di vita eterna perché lava dal peccato equiparandola dunque a quella del battesimo. Il pendente è del XVI secolo ed è esposto al British Museum di Londra.