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giovedì 31 gennaio 2013

La bautta e la moretta





E' tempo di carnevale! L’utilizzo delle maschere da parte dei veneziani e delle migliaia di forestieri che arrivavano a Venezia per vivere il famoso carnevale, attrazione turistica già prima del Settecento, ha fatto nascere la domanda di questo genere di travestimento. La "bautta" (o bauta) è la maschera veneziana più caratteristica del carnevale. Fece la sua prima comparsa alla fine del Seicento e nel secolo successivo divenne diffusissima. Inizialmente fu adottata dai soli uomini, poi anche dalle donne; era per esempio d’obbligo alle donne che si recavano a teatro mentre era proibita alle fanciulle in attesa del matrimonio e alle prostitute. La sua particolarità stava nel fatto che poteva essere messa sia durante il periodo carnevalesco, sia nella vita di tutti i giorni come un normale accessorio. Con essa cadeva ogni distinzione di censo: portata da tutti, aristocratici o popolani, in quanto poco costosa, permetteva un rispettato anonimato; la particolare sporgenza del volto consentiva persino di modificare il timbro della voce e anche di bere e mangiare. Va precisato che la bautta era composta da più accessori: la maschera bianca che copriva il volto detta “larva”, un ampio mantello a ruota nero che, partendo dal capo, scendeva lungo le spalle fino a coprire metà della persona, chiamato “tabarro”, e sul capo il tipico cappello nero a tre punte, il “tricorno”.
La “moretta”, invece, era una maschera ovale di velluto nero che veniva usata solitamente dalle donne, sia di nobili che di modeste condizioni, a volte completata da veli, velette e cappellini a larghe falde. Essa stava attaccata alla faccia tenendo in bocca un bottoncino che si trovava all’interno. Per questo motivo la moretta era una maschera muta e dava alla dama che la indossava un sensuale alone di mistero.
In questo dipinto di Pietro Longhi (1702-1785) intitolato Il ridotto e datato intorno al 1760, vediamo al centro una giovane dama in bautta e con un fiore rosso appuntato sul seno; ha liberato il volto dalla “larva” e si mostra all’uomo mascherato che al suo fianco la corteggia prendendole un lembo del bell’abito bianco. Malizioso e compiaciuto anche lo sguardo del gentiluomo, anche lui in bautta ma senza maschera, seduto a sinistra in primo piano, pieno di evidente ammirazione per la bellezza della dama. Nell’angolo a destra un cane dorme arrotolato su se stesso. Dietro la coppia di innamorati due giovani donne del popolo osservano la scena galante nascoste dalla “moretta” in velluto nero; sulla destra un nobile in parrucca tiene banco, assistito da un servente in piedi con un sacco pieno di denaro in mano, e offre le carte a due giocatori mascherati, la cui passione per il gioco ha fatto sì che varie carte cadessero dal tavolino. Sullo sfondo, davanti ad una porta ai cui lati stanno due grossi candelabri, si intravede un’altra coppia mascherata: l’uomo indossa la bautta mentre la donna, quasi del tutto nascosta da una stola verde, porta la “moretta” che le copre solo il viso.