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giovedì 17 gennaio 2013

La Natività trafugata





Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 ladri sacrileghi trafugarono dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo una grande tela raffigurante la Natività. Era l’ultima opera dipinta in Sicilia da Caravaggio che un anno dopo, nel 1610, sarebbe morto improvvisamente sulla spiaggia di Porto Ercole in Toscana.
La tela racconta la nascita di Cristo e il pittore lombardo, come suo uso, popola la scena di personaggi tradizionali, evocati dal Vangelo, ma ammantandoli di terrena umanità. Santi e Madonne venivano da lui raffigurati utilizzando personaggi prelevati dalle strade, dal degrado degli ambienti che frequentava: postriboli, osterie, le vie di una Roma povera e reietta. I suoi santi non hanno aureole ma i volti dei compagni di bevute, di bravate e di giochi alla pallacorda, i visi segnati degli emarginati e di quanti ebbe modo di conoscere durante la sua fuga peregrinante per l’Italia dopo la condanna comminatagli per l’uccisone di Ranuccio Tomassoni da Terni; le sue Madonne ritraggono prostitute da lui amate e usate come modelle.
Dai colori caldi dell’ocra, del bianco e delle varie sfumature di marrone prendono vita sulla destra il vecchio San Guseppe in ciabatte che volge la schiena allo spettatore, dietro di lui un pastore dal largo cappello si appoggia a un bastone e al su fianco un francescano con le mani giunte, forse san Francesco. A sinistra, vestito con una ricca tunica, c’è san Lorenzo che si inchina davanti al neonato steso sulla nuda terra e solleva il piede perché non si sente degno di calpestare quel suolo sacro. Al centro Maria dolente e mesta, vestita in abiti seicenteschi, è ritratta in una posa umanissima con la mano abbandonata sul ventre, le gambe piegate e il braccio sinistro poggiato su un sostegno. Dall’alto un angelo irrompe sulla scena distruggendone l’apparente immobilità e annuncia la nascita del Figlio di Dio.
Purtroppo oggi non è più possibile ammirare la tela. Il furto fu probabilmente commissionato dalla mafia. Durante i vari processi alcuni pentiti dettero notizie contrastanti sulla sorte dell’opera di Caravaggio, notizie non suffragate però da risconti oggettivi. L’ultima risalirebbe al 2009 quando Gaspare Spatuzza riferì che il quadro affidato alla famiglia Pullarà fu nascosto in una stalla fuori Palermo e lì, privo di protezione, sarebbe stata rosicchiato dai topi e dai maiali. Ciò che ne rimase fu bruciato.
Chi come me ama l’arte spera che ciò non sia avvenuto realmente e che la splendida Natività caravaggesca possa un giorno tornare ad impreziosire l’altare per il quale era stata dipinta.