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lunedì 14 gennaio 2013

La sfera d'oro





Ci sono cose che andrebbero ammirate nella vita e l'ostensorio di Sant'Ignazio Martire, detto la “Sfera d’oro” e consevato a Palazzo Abatellis a Palermo, è una di queste. Dietro a questo straordinario oggetto c’è una storia commovente che ha per protagonista una nobildonna palermitana, Anna Graffeo, moglie del conte milanese Majno, giunto in Sicilia al seguito del vicerè Emanuele Filiberto di Savoia. Dopo aver perso due figli al momento del parto, essere rimasta prematuramente vedova e dopo aver perso anche l’unico figlio ancora bambino che le restava, la contessa decise di ritirarsi dal mondo scegliendo di entrare in un convento di clausura, rinunciando così a tutti i suoi beni terreni. Prima però si recò nella bottega dell’orafo più rinomato di Palermo, Leonardo Montalbano, gli affidò le numerose argenterie e tutti i suoi gioielli e gli commissionò un ostensorio. Montalbano, tra il 1640 e il 1641 crea così il suo capolavoro, in oro, argento, smalti e  più di 800 diamanti purissimi lasciatigli dalla nobildonna. La notte di Natale del 1870, la Sfera d’oro fu trafugata assieme ad altri oggetti d’arte dal Real Museo di Palermo; qualche mese dopo fu ritrovata, smembrata in più di trecento pezzi alcuni dei quali schiacciati e deformati. Per più di un secolo l’ostensorio è rimasto così finchè il direttore di palazzo Abatellis a Palermo ha deciso di sfidare la sorte e ha chiesto aiuto all’Opificio fiorentino. Quando i tecnici e i restauratori si ritrovarono di fronte il mucchietto di frammenti conservati dentro una ventina di scatoline, inizialmente alzarono bandiera bianca. Dell’ostensorio non esistevano disegni e nessun altra documentazione che potesse essere loro d’auto per ricostruire l’oggetto. L’impresa sembrava impossibile. Ma anche se ridotto in frantumi esso riusciva ancora a parlare e a mostrare tutta la sua bellezza. Un peccato non provare a riportarlo al suo antico splendore. Ci sono voluti tre anni di ricerche, di studio approfondito sulla gioielleria siciliana seicentesca e alla fine, dopo aver scartato la tecnica della saldatura a fuoco che avrebbe danneggiato gli smalti e le dorature, è stato deciso di utilizzare una tecnica di saldatura a laser, sperimentata per la prima volta nell’ambito del restauro delle oreficerie. Ogni frammento ha potuto così ritrovare la sua giusta collocazione e ogni diamante il suo castone. E oggi la Sfera d’oro è ritornata al suo posto, a Palermo, dopo essere stata nuovamente ammirata nello splendore delle sue gemme da Firenze che le ha dato una seconda vita.