Cerca nel blog

lunedì 14 gennaio 2013

Il Trittico Portinari





Nel 1477 il ricco banchiere fiorentino Tommaso Portinari, capo della filiale del Banco mediceo a Bruges in Belgio, commissionò al pittore fiammingo Hugo van der Goes un trittico con le ante pieghevoli raffigurante l’Adorazione dei pastori. L’opera fu terminata nel 1483 e le tavole vennero trasportate via mare fino a Pisa e successivamente a Firenze risalendo l’Arno. Dalle cronache sappiamo che il trittico fu trasportato da sedici uomini fino alla chiesa di Sant’Egidio nell’Ospedale di Santa Maria Nuova, già patronato dei Portinari (Folco Portinari, padre della Beatrice immortalata da Dante, aveva fondato l’ospedale nel 1285) suscitando grande curiosità soprattutto per le sue dimensioni - cm 253x141 i pannelli laterali, cm 253x304 quello centrale - ma anche per la tecnica pittorica. Oggi il trittico è conservato agli Uffizi di Firenze.
Nel pannello centrale è rappresentata l’Adorazione del Bambino popolata dai personaggi tradizionali: al centro campeggia la Madonna inginocchiata, al suo fianco San Giuseppe ammantato di rosso e a mani giunte, il Bambino adagiato sulla nuda terra a simboleggiare il mondo che salverà dal peccato e intorno angeli e pastori ritratti con grande realismo nelle loro povere vesti, i volti segnati dalla fatica e dagli stenti; a fianco della stalla si vede il palazzo abbandonato di re Davide, lontano progenitore di Cristo, riconoscibile da un’ arpa scolpita sopra il portale e per l’iscrizione che rimanda alla profezia di un bambino che nascerà  da una vergine. In primo piano si vedono il covone di frumento e due vasi di fiori, simboli il primo dell’Eucarestia (il frumento rimanda all’Ultima Cena dove Gesù spezzò il pane) e il secondo della passione di Cristo (i gigli rossi simboleggiano il sangue versato per la salvezza dell’umanità, gli iris bianchi la purezza e quelli purpurei i sette dolori di Maria, i garofani invece alludono alla Trinità e l’aquilegia, il fiore della malinconia, alla sofferenza che nostro Signore sopporterà sulla croce). All’estrema sinistra si vede uno zoccolo, esso indica che quel terreno è sacro e rimanda al passo biblico dove Dio ordinò a Mosè davanti al roveto ardente di togliersi i sandali “perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa” (Esodo 3,5).
I due pannelli laterali sono una continuazione di quello centrale e vi si nota la prosecuzione dello spazio paesaggistico che fa da sfondo alla scena. Qui sono raffigurati i membri della famiglia Portinari inginocchiati e alle loro spalle i rispettivi santi protettori che appaiono più grandi perché gerarchicamente più importanti. A sinistra vediamo gli uomini di famiglia: Tommaso Portinari con i due figli Antonio e Pigello presentati da San Tommaso che ha in mano una lancia e da Sant’Antonio Abate con la campana; Pigello è raffigurato da solo perché non vi è un santo che porta il suo nome. A destra ci sono invece le donne di famiglia: Maria di Francesco Baroncelli, moglie di Tommaso e la figlia Margherita accompagnate da santa Maria Maddalena con in mano il vaso di unguenti e Santa Margherita con il libro e il drago. Sappiamo sempre dalle cronache che i fiorentini storsero un po’ il naso alla vista dell’opera di van der Goes: le figure furono giudicate un po’ bruttarelle se messe a paragone con quelle che i pittori locali come Botticelli o il Ghirlandaio dipingevano negli stessi anni, e anche la prospettiva lasciava alquanto a desiderare, ciò che colpì fu però la luminosità dei colori ravvivati dall’olio che i fiamminghi mescolavano ai minerali utilizzati. Eppure il trittico influenzò non poco i grandi artisti del Rinascimento fiorentino proprio per il suo grande realismo e l’utilizzo di una luce chiara e brillante capace di creare profondità alla scena e risalto ai particolari.