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lunedì 14 gennaio 2013

Giardino a Careggi




La bellezza di Firenze non sta solo nei suoi monumenti ma anche nel miracolo che essa propone al passante stressato dal “logorio della vita moderna”: basta fare pochi passi e le strade rumorose scompaiono per fare posto al silenzio della campagna con i suoi colori caldi e le sue linee ondulate.
Nella storia dell’arte il paesaggio toscano ha spesso fatto da protagonista ad eventi sacri e profani, facilmente riconoscibile dagli alti cipressi e dalle colline solcate dal regolare allineamento dei filari di vite. Telemaco Signorini (1835-1901), pittore macchiaiolo, fissò sulla tela uno spicchio di questa natura fiorentina nel suo Giardino a Careggi, un olio di dimensioni ridotte (cm. 36 x 24), che faceva parte della Collezione Ambron e pervenuto in donazione alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti (sala 19). Signorini apparteneva a quel gruppo d’artisti della generazione risorgimentale, repubblicani e garibaldini, conosciutisi non nei circoli culturali ma sulle barricate e i campi di battaglia. Si radunavano al Caffè Michelangelo, in Via Cavour per discutere non solo d’arte ma anche di letteratura e politica snobbando gli ambienti ufficiali e accademici considerati arretrati. Negli stessi anni, sempre a Firenze, Leopoldo Alinari apriva un laboratorio per sperimentare le nuove tecniche della fotografia che permetteva di cogliere e fissare la realtà nella sua immediatezza. Su questa scia anche la pittura macchiaiola, fin dal suo inizio, si spinse verso una diretta rappresentazione del vero, un approfondimento del rapporto tra luce e colore che volutamente sacrificava il disegno di contorno a favore del solo tocco di pennello. La macchia divenne il mezzo per costruire l’immagine nella sua essenzialità e istantaneità. Il Giardino a Careggi è una veduta dall’inedito taglio fotografico dove la natura è la sola interprete. Essa è cresciuta libera, non modellata dalla mano dell’uomo. La siepe a sinistra, come anche la palma sulla destra, sembrano non aver visto da tempo gli arnesi del giardiniere. Non ci sono fiori, solo i caldi toni della terra, quelli rugginosi delle foglie secche e i verdi mescolati al giallo ocra. Sono queste le macchie di colore stese senza seguire un disegno preparatorio. Il cielo è solcato da numerose nuvole che, comunque, non impediscono al sole di filtrare e creare ombre, giochi di luci e contrasti cromatici. Il Signorini vi ha infuso un’atmosfera di quiete, d’abbandono e di provvisorietà. Il cancello aperto sembra, infatti, annunciare l’arrivo di colui che tenterà di sottomettere quest’angolo di campagna selvaggia. Essa sembra attendere, inquieta, la lama del potatore.