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lunedì 4 febbraio 2013

Un anello pegno d'amore




L'anello è fin da sempre considerato non solo un ornamento ma anche un pegno, una promessa d'amore. Durante la ricognizione nel 1945 della sepoltura di Eleonora di Toledo, moglie del Granduca di Toscana Cosimo I, tumulata nelle Cappelle Medicee a Firenze, furono recuperati alcuni anelli trovati alle dita della salma e oggi conservati al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti. Tra essi un monile in oro finemente cesellato con al centro un rubino e ai lati due piccoli smeraldi; chiudono l'anello due mani congiunte e la loro presenza indica che il gioiello voleva simboleggiare il legame amoroso tra Eleonora e il marito. Gli anelli con le "mani in fede" erano utilizzate già all'epoca dei Romani e venivano indossati al momento del fidanzamento e del matrimonio. La presenza delle pietre - il rubino e gli smeraldi - non è casuale poichè essi rano tipici dei monili che lo sposo donava alla sua promessa: al rubino veniva attribuita la proprietà di accrescere ogni prosperità oltre ad essere equiparato per il suo colore rosso al cuore, sede dei sentimenti e quindi dell'amore; lo smeraldo aveva invece il potere di conservare la bellezza del volto e di mantenere caste le persone che se ne adornavano. Quindi erano pietre di buon auspicio per la felicità e la buona riuscita del matrimonio garantendo amore, rispetto, prosperità.
Il legame tra i due granduchi di Toscana era, a detta delle cronache, molto forte, il loro fu un matrimonio d'amore, rallegrato dalla nascita di molti figli ma anche funestato da grandi dolori come l'uccisione della figlia Isabella da parte del marito violento e la morte di due maschi per febbre malarica, Giovanni e Garcia. Raccontano le cronache che nell’ottobre 1562 Cosimo arrivò con la corte nel castello di Rosignano, vicino Livorno. Con lui erano i tre figli minori, Giovanni, Garcia e Ferdinando, e la moglie Eleonora malata ai polmoni. Quello che si prospettava come un soggiorno di svago e di riposo si trasformò ben presto in una tragedia. Un’epidemia di febbri malariche colpì i giovani principi. Giovanni fu il primo a morire a soli 19 anni. Secondo gli usi del tempo il corpo fu imbalsamato e trasferito a Firenze nella basilica di S. Lorenzo per la tumulazione e un solenne funerale.  Meno di un mese dopo morì Garcia. Aveva 15 anni. Solo Ferdinando sopravvisse. Il dolore di tutti fu gradissimo ma più di ogni altro non seppe darsi pace Eleonora. La tosse che da tempo l’affliggeva riprese più forte di prima e il perdurare della febbre finì per stroncare il suo fisico debilitato da undici parti e consunto dalla tubercolosi e dai dispiaceri. Eleonora si spense cinque giorni dopo il figlio Garcia fra le braccia del marito. Fu sepolta con uno splendido abito in raso di seta color giallo oro decorato sul corpetto e sulla gonna da ricamo in oro filato su una balza di velluto color marrone scuro.

Quello che rimane dell'abito funebre di Eleonora recentemente restaurato

Il corsetto