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mercoledì 6 febbraio 2013

Amore e Psiche



Narra Apuleio nelle sue Metamorfosi che un re aveva tre figlie di impareggiabile bellezza ma tra esse spiccava la più piccola, Psiche, talmente bella da essere scambiata per la dea Venere. A quest'ultima la cosa non piaceva affatto e presa dalla gelosia pregò il figlio Cupido, dio dell'amore, di far si che la fanciulla arrivasse a sposare il più miserabile e perfido degli uomini. Il padre di Psiche, consultato l'oracolo di Apollo sulla sorte della figlia, ottenne come responso la notizia che per lei era destinato il peggiore dei mariti e che le nozze sarebbero state funeste, quindi consigliava di vestire Psiche da sposa, di portarla su un'alta montagna e abbandonarla al suo destino. Il re, col cuore gonfio di dolore ma ubbidendo alla volontà degli dei, così fece. lasciata sulla cima della montagna Psiche all'improvviso fu sollevata da Zefiro, il vento primaverile, e portata in volo in un sontuoso palazzo dalle colonne d'oro e con bellissimi soffitti in legno e avorio. Qui cominciò ad aggirarsi tra le splendide sale e a domandarsi chi fosse il padrone del palazzo, poi all'improvviso udì delle voci che le si rivolsero rispettose invitandola a comandare loro qualunque cosa desiderasse. Così servita da quelle ancelle invisibili Psiche fece il bagno, cenò ad una tavola colma di pietanze gustose e indine fu accompagnata in una grande stanza da letto dove si addormentò. Fu svegliata da un'altra voce, questa volta di uomo, una voce dolcissima che le disse di essere il suo sposo e le si sdraiò accanto facendo si che lei potesse avvertire i tratti della sua forma corporea pur non vedendolo, poi l'amò. Ogni notte la presenza misteriosa entrava nella sua stanza e l'amava con passione poi un giorno lo sposo invisibile avvertì Psiche che le sue sorelle sarebbero venute sulla cima della montagna a piangere la sua presunta morte ma lei non avrebbe dovuto accorrere a rivelare la verità altrimenti sarebbe stata vittima di grandi disgrazie. Vennero infatti le sorelle piangendo la perdita della fanculla; lei avrebbe voluto rincuorarle e pregò il suo sposo di permetterle di lenire il loro dolore e le fu concesso di portarle nel palazzo ma di non seguire nessuno dei consigli che esse le avrebbero dato. Così fu e come era accaduto con lei Zefiro trasportò le sue sorelle nel palazzo e potè riabbracciarle. Psiche fu travolta dalle domande su chi era il suo sposo ma la fanciulla fu evasiva. In più occasioni le sorelle tornarono a far visita a Psiche maturando un'invidia feroce verso di lei che viveva in quel palazzo sontuoso e bellissimo, amata da uno sposo che non si faceva mai vedere in viso. Cominciarono ad insinuare in Psiche il dubbio: chi era dunque questo marito? Un dio? Un mostro orribile? Le sorelle cominciarono a convincerla che doveva assolutamente conoscere la verità, approfittare del sonno di lui e spiarne finalmente. Quella notte Psiche attese che il suo sposo si addormentasse, poi sollevò uan lampada ad olio e riuscì finalmente a vederlo in volto: riconobbe il bellissimo Cupido e rimase rapita a contemplarlo non accorgendosi che una goccia d'olio, cadendo dalal lampada, bruciò il dio che, resosi conto di quanto accadeva, scomparve subito volando via. Disperata la fanciulla fuggì dal palazzo.
La notizia di quanto accaduto giunse alle orecchie di Venere che ordinò di ritrovare Psiche che ancora considerava sua rivale e di condurla al suo cospetto. Portata davanti alla dea la fanciulla dovette sottoporsi ad una serie di prove. Cupido che mai aveva cessato di amarla pregò Zeus di rendere Psiche immortale e di unirli in matrimonio e il padre degli dei acconsentì. Dalla loro unione nacque una figlia che ebbe nome Voluttà.
Grandissimo fu il successo di questa favola che molti artisti vollero tradurre in immagini a cominciare da alcuni cassoni nuziali fiorentini eseguiti nel Quattrocento, da Raffaello e dalla sua scuola e da Jacopo Zucchi, che dipinse nel 1589 una grande tela commissionatagli probabilmente per le nozze di Ferdinando de' Medici con Cristina di Lorena e oggi conservata alal Galleria Borghese di Roma. Il pittore ritrae il momento preciso in cui Psiche scopre chi è il suo misterioso sposo. In piedi sul letto colmo di fiori e cuscini di broccato, la fanciulla, coperta solo di gioielli, ha nella mano destra un pugnale pronta a difendersi nel caso avesse visto di trovarsi davanti un mostro e nella sinistra la lampada ad olio che solleva in alto scoprendo Cupido ancora addormentato. Accanto a lui su un tavolo stanno la faretra con le frecce, l'arco e un cane simbolo di fedeltà. Sulla testata del letto è raffigurata uan figura femminile che ricorda la Notte scolpita da Michelangelo nella Sacrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze dove è sepolto Lorenzo il Magnifico.