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venerdì 8 febbraio 2013

Il bacio




Scriveva una poetessa da poco scomparsa, Antonella Angeloni Accatino: Bacia il tuo uomo ragazza. Bacialo e bacialo ancora. Il mondo, questa volta, può fermarsi ad aspettare e osservando il quadro di Hayez, dipinto nel 1859, si ha proprio l'impressione che tutto si sia fermato, compreso lo spettatore, ad osservare i due giovani nel loro attimo di abbandono all'estasi. Delineate con contorni netti e fin nei minimi particolari le due figure rimandano alle opere rinascimentali ma la passione di quel bacio, l'abbandono languido della fanciulla tra le braccia del suo amato e la tenera carezza di lui creano quell'atmosfera tipica del periodo romantico italiano che rimanda a Manzoni e a Foscolo, a Leopardi e ad Aleardi ma anche al melodramma e alla musica immortale di Verdi. Minuziosi i dettagli: la luce che proviene da sinistra illumina l'abito in raso della ragazza esaltandone le numerose e realistiche pieghe, l'ombra dei due giovani che si disegna sulla parete e sulle scale, il contorno scolpito dell'apertura alle loro spalle. Essi possono essere Paolo e Francesca oppure Romeo e Giulietta, Tristano e Isotta ma anche due semplici innamorati nel momento dell'incontro o colti nell'attimo prima del distacco in cui si vorrebbe dilatare il tempo facendo si che i baci non finiscano mai e tornano alla memoria gli splendidi versi di Catullo: ... Dammi mille baci, poi cento, poi mille altri, poi ancora cento, poi sempre altri mille, poi cento... 
Il pubblico dell'epoca però interpretò la scena in termini politici leggendovi l'addio di un patriota condannato all'esilio alla sua amata. E' il periodo dei moti rivoluzionari, delle lotte per liberare l'Italia dal giogo degli austriaci invasori e renderla finalmente unita e indipendente. Un bacio struggente dunque, carico di dolore perchè forse l'ultimo.