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sabato 2 febbraio 2013

Il preraffaellita e la sua musa





Dante nel V canto dell'Inferno si trova nel girone dove espiano le loro colpe i lussuriosi, "i peccator carnali", coloro che hanno fatto prevalere l'istinto sulla ragione. E' un luogo buio, dove si odono pianti, bestemmie e lamenti ed è battuto da una tepesta di vento continuo che trascina via le anime con violenza. Tra esse Dante ne scorge due abbracciate, sono Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, figlia del signore di Rimini, e ascolta commosso la loro tragica storia. In vita erano cognati ma li colse un amore travolgente a cui fu impossibile opporsi ma scoperti da Gianciotto, fratello di Paolo e marito di Francesca, furono brutalmente uccisi.
Nel 1855 Dante Gabriel Rossetti, uno dei fondatori della Confraternita dei Preraffaelliti, dipinse un quadro che rievocava i due antichi amanti. I Preraffaelliti erano giovani artisti che accortisi dell'empasse creativa in cui si trovava la pittura vittoriana, troppo accademica e priva di rinnovamento, decisero di andare contro gli schemi artistici ormai obsoliti e creare una nuova corrente artistica che non si rifacesse ai grandi del Rinascimento ma recuperasse invece i pittori precedenti considerati minori, Cimabue e Giotto prima di tutto, la cui maniera giudicavano più spontanea e vera.
Gabriel Rossetti era figlio di un esule italiano e intorno al 1850 conobbe una ragazza di umile estrazione ma sensibile e talentuosa, poetessa e pittrice lei stessa, iniziando con lei una collaborazione creativa e una dolorosa storia d'amore. Si chiamava Elizabeth Eleonor Siddal e aveva lunghissimi capelli rossi, occhi verdi e pelle d'avorio. Divenne ben presto musa ispiratrice, amante e molti anni dopo moglie di Rossetti. Nella sua opera che rievoca l'amore di Paolo e Francesca, palesatosi, come canta il Poeta, durante la lettura di un libro sulle leggende arturiane (Noi leggiavamo un giorno per diletto / di Lancialotto come amor lo strinse; / soli eravamo e sanza alcun sospetto. / Per più fiate li occhi ci sospinse /  quella lettura, e scolorocci il viso; / ma solo un punto fu quel che ci vinse. / Quando leggemmo il disiato riso / esser basciato da cotanto amante, / questi, che mai da me non fia diviso, / la bocca mi basciò tutto tremante. / Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse: / quel giorno più non vi leggemmo avante) Rossetti ritare lui ed Elizabeth dai lunghi capelli ramati. La loro relazione si consumò tra arte, poesia, laudano, litigi, alcool e tradimenti. Il loro matrimonio durò appena due anni stroncato dalla morte della loro bambina e dal suicidio di Elizabeth. Pur amando altre donne Gabriel non la scorderà mai e ne rimarrà ossessionato per tutta la vita. Ormai in preda alle droghe e alla depressione una notte di ottobre del 1869 fu spinto dal suo agente letterario Howell a far disseppellire il cadavere della moglie nel cimitero londinese di Highgate. Nella sua bara Gabriel aveva riposto l'unica copia delle poesie inedite da lui scritte ma trovandosi in gravi problemi finanziari, era necessario recuperare il manoscritto per pubblicarlo e ricavarci qualcosa. Rossetti non se la sentì di andare al cimitero e assistere al recupero del libro, ci andò il suo agente (noto mentitore) che raccontò di aver trovato Elizabeth incorrotta, intatta nella sua bellezza e con i suoi ancora splendidi capelli rossi che avevano continuato ad allungarsi. Di sicuro il bel volto della giovane morta ad apppena 32 anni rimane incorrotto e splendido nelle molte tele che la ritraggono, icona indiscussa del movimento Preraffaellita.