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domenica 11 agosto 2013

Villa Mansi e il suo fantasma



La famiglia Mansi acquistò la cinquecentesca villa situata sulle colline lucchesi nel 1675 e da allora i proprietari hanno continuato a ristrutturarla a seconda delle mode del periodo barocco fino all’Ottocento quando fu sopraelevata di un piano. Nel Settecento il parco era stato affidato al grande architetto Filippo Juvarra che lo aveva trasformato da semplice giardino geometrico all’italiana in una vera e propria scenografia naturale con giochi d’acqua, ninfei, esedre, grotte artificiali, fontane e gruppi scultorei. Anche all’interno le sale rispecchiano il gusto ricco e decorativo del barocco e del rococò con profusione di dorature, mobili intagliati e affreschi.
Ma non è solo la bellezza dell’architettura e della natura che la circonda ad attrarre i visitatori, sono in molti a sperare di vedere il fantasma della proprietaria della villa, Lucida Mansi, che pare si aggiri tra le sale che furono testimoni dei suoi molti amori e anche dei suoi molti crimini. Rimasta vedova giovanissima del primo marito morto assassinato fece scandalo sposando in seconde nozze l’anziano Gaspare Mansi appartenente ad una ricchissima famiglia che aveva fatto fortuna col commercio della seta. Lucida era una donna bellissima ma anche spregiudicata e libertina, vanitosa a tal punto da tappezzare le stanze di specchi (pare ne avesse fatto apporre uno piccolo anche all’interno del suo libro da Messa), amante del lusso, degli eccessi e delle feste dove sceglieva un giovane col quale passare la notte per poi sbarazzarsene all’alba pare facendolo precipitare in una botola irta di lame affilate. La vita dorata e spensierata della nobile lucchese cominciò ad incrinarsi quando un mattino specchiandosi Lucida si accorse della prima ruga, simbolo di una giovinezza e di una bellezza destinate inesorabilmente a svanire. Passarono giorni di disperazione, di pianti e lamenti, Lucida sembrava impazzita, fece distruggere tutti gli specchi, la casa piombò nel lutto, niente più banchetti, niente più feste finchè decise di firmare un patto col diavolo: ancora trant’anni di giovinezza in cambio della sua anima. E così fu. Lucida non invecchiava, diventava sempre più bella, sempre più dissoluta e crudele. La notte del 14 agosto 1623 il diavolo venne a reclamare quanto pattuito. Lucida disperata fuggì a Lucca e si arrampicò sulla Torre delle Ore sperando di fermare la campana che avrebbe rintoccato la mezzanotte decretando la fine della sua vita ma tutto fu inutile. La leggenda racconta che il demonio la trascinò via su una carrozza infuocata che si inabissò infine in un piccolo lago dell’Orto botanico annegando la nobildonna. Secondo un’altra versione il diavolo avrebbe trascinato Lucida entro una voragine che si sarebbe aperta nel pavimento di una delle sale di villa Manzi.
Ancora oggi c’è chi giura di vedere il bel volto di Lucida riaffiorare dal laghetto in cui annegò e anche di sentire le sue urla disperate sulle mura di Lucca.
Fino a qui la leggenda. La storia però ci ricorda con la sua concreta documentazione che Lucida morì di peste poco più che quarantenne, il 12 febbraio 1649.