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sabato 17 agosto 2013

La Madonna che fece scandalo





Il 14 giugno 1601 Caravaggio firmò con i Carmelitani Scalzi un contratto per l’esecuzione di una tela da porsi in una cappella della chiesa romana di Santa Maria della Scala a Trastevere. Il soggetto da raffigurare era la Morte della Madonna (“Dormitio Virginis”). Nel contratto i committenti dell’opera erano stati molto chiari: dato che il dipinto sarebbe stato collocato in un luogo sacro, alla venerazione dei fedeli, esso doveva rispettare tutte quelle regole iconografiche imposte dalle direttive della Controriforma, ovvero decoro, chiarezza, semplicità, verità, attinenza alle Scritture, tutte regole che Caravaggio puntualmnte disattese in quanto fiero artista indipendente e innovativo, allergico a qualunque imposizione, ricercatore instancabile della realtà. Come scrisse il suo biografo Bollori egli “cominciò l’imitazione delle cose vili, ricercandosi le sozzure e le deformità, come sogliono fare alcuni ansiosamente [...] e così nell’imitare li corpi si fermano con tutto lo studio sopra le rughe, e i difetti della pelle e dintorni, formando le dita nodose, le membra alterate da morbi. Per li quali modi il Caravaggio incontrò dispiaceri, essendogli tolti li quadri da gli altari”.
L’opera che l’artista dipinse seguendo la sua libera ispirazione creò contestazioni, scandalo e disappunto diventando però inconsapevolmente una delle pietre miliari dell’arte occidentale. 
La scena è ambientata in una stanza buia e con le pareti sporche, tutto trasmette degrado e povertà. Sopra un tavolaccio è stesa la Madonna con i piedi e il ventre gonfio, la rossa veste slacciata sul petto, il volto terreo, il braccio sinistro disteso e rigido sul cuscino, l’immagine realistica quindi di un vero e proprio cadavere già preda del rigor mortis che travalica la tradizionale iconografia di Maria che semplicemente si addormenta (dormitio) per poi ascendere alla Casa del Padre incorrotta nel corpo. Secondo voci dell’epoca Caravaggio avrebbe preso come modello il corpo di una prostituta annegata nel Tevere creando ancora di più scandalo tra i committenti e gli ecclesiastici; secondo un altro suo biografo, il Mancini, il pittore avrebbe ritratto una delle cortigiane che frequentava abitualmente, forse quell’Anna Bianchini dai lunghi capelli ramati che già aveva posato per lui e che morì durante la gravidanza poco più che ventenne. Entrambe le ipotesi spiegherebbero il gonfiore del corpo della Vergine.
Intorno alla Madonna la disperazione degli Apostoli e della Maddalena, quest’ultima seduta su una bassa seggiola piange chinata in avanti; a lei è toccato il doloroso compito di lavare il cadavere con acqua e aceto come mostra il catino di rame poggiato per terra ai suoi piedi. I Discepoli sono raffigurati nella loro realtà di pescatori, povera gente ignorante, con le vesti misere, le barbe incolte, i capelli radi, le facce rugose; non hanno aureola né atteggiamenti mistici ma drammatici evidenziati ancora di più dalla fievole luce notturna che entra in obliquo da un'alta finestra a sinistra. Su tutta la scena incombe un grande drappo rosso a guisa di sipario.
La tela fu rifiutata dai committenti perché considerata indecorosa e blasfema ma ci fu qualcuno che l’apprezzò non come mezzo di catechesi ma come vera e propria opera d’arte: Pieter Paul Rubens. Questi era stato incaricato dal Duca di Mantova di andare a caccia di opere per ampliare la sua collezione d’arte e la Dormitio Virginis caravaggesca venne acquistata per 300 scudi. Oggi è esposta al Louvre di Parigi.