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lunedì 19 agosto 2013

Lo sguardo che pietrifica




Al Museo Archeologico di Firenze sono esposti alcuni gioielli appartenuti alla famiglia Medici tra i quali questo medaglione del XVI secolo con un cammeo in calcedonio raffigurante la testa di Medusa montato in oro smaltato con quattro maglie circolari saldate alle estremità orizzontale e verticale. Il cammeo è di forma tondeggiante e la testa di Medusa, vista di fronte e dal volto pieno, con i capelli viperini che lo incorniciano, ne copre tutta la superficie. Figlia di Forco (dio marino) e di Ceto, Medusa era una delle Gorgoni insieme a Steno ed Euriale, l’unica alla quale il Fato non avesse concesso l’immortalità. Donna bellissima fu sedotta da Poseidone nel tempio dedicato ad Atena. La casta dea, offesa sia per l’atto compiuto nella sua dimora, sia perché Medusa si era vantata di avere capelli più belli di lei, la punì trasformandola in un mostro con le mani di bronzo, il corpo ricoperto di scaglie, serpenti al posto dei capelli e occhi di fuoco in grado di pietrificare chiunque la guardasse. Fu uccisa da Perseo, figlio di Zeus, che le mozzò la testa guardando la sua immagine riflessa sul suo scudo lucido come uno specchio donatogli dalla dea Atena. Quando le tagliò il capo dal collo della Gorgone uscirono i figli che aveva generato con Poseidone: il cavallo alato Pegaso e il gigante Crisaore. Secondo Ovidio dal suo sangue nacque anche il corallo rosso. Perseo donò poi la testa mozzata ad Atena che la pose sul suo scudo (secondo altri sull’armatura) rendendolo arma micidiale contro i nemici in quanto anche dopo la morte gli occhi di Medusa mantenevano il loro potere pietrificante. A ragione di questo il medaglione presenta quattro anelli che servivano per applicare il gioiello sulla stoffa, prima di tutto come decoro dell’abbigliamento ma forse anche quale elemento di protezione della persona dai pericoli che venivano dall’esterno. Infatti oltre ai tanti significati che gli antichi attribuivano all’immagine della Gorgone, essa prima di tutto incarna la paura e proprio per questo motivo è capace di tenere lontano ciò che lei stessa evoca. Numerosi sono anche i busti quattrocenteschi e cinquecenteschi che ritraggono spesso personaggi della famiglia Medici dove il volto della Gorgone compare a decorare la corazza all’altezza del petto col medesimo significato: i busti di Giuliano de’ Medici, di Scipione e di Alessandro Magno opere del Verrocchio, il busto di Cosimo I de’ Medici del Cellini. Sempre secondo il mito il sangue di Medusa aveva proprietà magiche: quello che era colato dalla vena sinistra era un veleno mortale, mentre quello colato dalla vena destra era un potente farmaco capace di resuscitare i morti. Quest’ultimo fu raccolto in una fiala da Atena e ne fece dono ad Asclepio, dio della medicina. Per questo l’immagine della Gorgone e i suoi specifici attributi – l’occhio, il serpente e il corallo derivato dal suo sangue - sono da sempre visti come potenti amuleti.