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mercoledì 4 febbraio 2015

Santa Cecilia



Alla fine del Cinquecento Roma era capitale di un vasto territorio che si estendeva fino al nord Italia e centro della cristianità rinnovata dalla Controriforma opposta al protestantesimo luterano. L'ambiziosa consapevolezza del suo potere si tradusse in un imponente rinnovamento urbanistico che fece della città un enorme cantiere al quale confluirono una quantità di artisti italiani ed europei alle ricerca di lavoro, ma soprattutto di notorietà presso la corte pontificia e le ricchissime famiglie romane. L'Urbe fu trasformata nella più grande e bella città europea del tempo: vennero sventrati gli antichi e degradati quartieri medievali per realizzare grandi strade rettilinee e piazze sulle quali si affacciavano eleganti palazzi gentilizi, poi fontane e scalinate monumentali, chiese dalle ardite planimetrie e stupendi decori. E' il tempo in cui arriva a Roma anche un giovane e sconosciuto pittore, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

L'esatto luogo dove fu rinvenuto il corpo di Santa Cecilia 
Nel 1599, in previsione dell'anno giubilare, vennero intrapresi i restauri della chiesa di Santa Cecilia in Trastevere e fu rinvenuto il corpo perfettamente conservato della martire nei sotterranei dell'antica basilica, sembra grazie alla visione mistica di una contadinotta analfabeta, Francesca Paluzzi, conosciuta col nome di Caterina. Ad un giovane artista poco più che ventenne, Stefano Maderno, il cardinal Paolo Emilio Sfondrato commissionò una statua in marmo della santa volendo che fosse ritratta nella stessa posizione in cui era stata trovata. Poco si sa di questo artista e ancor meno riguardo il perchè fu scelto lui, tra altri scultori ben più affermati esperti, per eseguire la statua della santa decapitata nel III secolo, statua che diventerà l'elemento conclusivo di un secolo e l'inizio dell'abbandono delle forme classiche in favore di quelle barocche. 
Per la sua esecuzione il Maderno scelse personalmente un blocco di marmo antico di grande luminosità e rappresentò Santa Cecilia col corpo minuto e poggiato su un fianco, la testa innaturalmente girata indietro e nascosta da un telo di lino drappeggiato come fosse un turbante, le braccia sono abbandonate lungo il corpo e le dita delle mani indicano il numero 3, il simbolo della Trinità. Lo sfondo nero della nicchia entro cui la statua fu posta esalta ancora di più l'intensa luminosità del marmo in un stupendo contrasto di luci ed ombre.