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martedì 5 marzo 2013

C'era una volta





 Il ghetto di Firenze in un quadro del 1882 di Telemaco Signorini. Per volontà di Cosimo I Granduca di Toscana nel 1560, ad opera dell’architetto Bernardo Buonatalenti, fu adattato una parte del centro medievale per farvi sorgere il quartiere ebraico. L’isolato, posto a nord di Mercato Vecchio (che occupava lo spazio oggi dell’attuale Piazza della Repubblica, a due passi da Ponte Vecchio), aveva solo tre ingressi muniti di cancellate in ferro che venivano chiuse a mezzanotte. Prima di essere destinato agli Ebrei quest’area della città era stata abitata da famiglie nobili, vi sorgevano prestigiosi palazzi e vi si svolgeva una produttiva attività di vendita grazie alla presenza di numerosi mercati, botteghe artigiane e negozi. Col tempo divenne un quartiere composto da stradine che non vedevano mai la luce del sole, sporche e mal areate e dove si affacciavano povere case malmesse. 
Estintasi la dinastia dei Medici nel Settecento i nuovi signori di Firenze, i Lorena, abolirono le leggi discriminatorie egli Ebrei a poco a poco abbandonarono il ghetto per andare ad abitare altre zone della città. Al loro posto si insediò la popolazione più povera, i reietti, le prostitute e i furfanti dando vita ad uno dei quartieri più degradati e pericolosi di Firenze.
Quando con l’unità d’Italia Firenze divenne capitale si cominciò a risanare e modernizzare l’antico centro storico medievale e il ghetto, considerato una vergogna indegna di una città che era stata culla del Rinascimento, fu letteralmente abbattuto per far posto a piazze e vie spaziose ed eleganti.