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lunedì 13 gennaio 2014

La cosmesi nel Rinascimento



Anche nei tempi passati il sogno di allontanare dal proprio corpo i segni del tempo era pari a quello di guarire dalle malattie ma soprattutto nel Medioevo farsi belle davanti ad uno specchio era considerato un peccaminoso atto di lussuria, di vanità, di contraffazione della realtà. Durante le messe erano in molti a tuonare dai pulpiti contro profumi e scolli di abiti troppo profondi, di ranni per tingere i capelli e "biacche" che illuminavano l'incarnato, pratiche ritenute oscene, addirittura vere e proprie arti magiche in grado di cambiare il reale aspetto di una persona e punibili quindi col rogo. Eppure la cosmetica, come la farmacopea e la medicina, aveva radici antichissime. Egizi, Greci, Babilonesi, Romani ci hanno tramandato ricette per balsami capaci di ammorbidire la pelle e di creme depilatorie. Ma è nel Rinascimento che la cosmetica diventa un'attività seguitissima, ogni donna dell'alta società ha i suoi segreti di bellezza e per loro vengono create sempre nuove fragranze e gioielli per contenerle come i "paternostri profumati", impasti aromatici da porre all'interno di filigrane in oro, oppure guanti in pelle trattata con essenze durante la concia. Non rare le ricette che contenevano pietre preziose: per schiarire i denti per esempio si consigliavano rosmarino, acqua di rose, corno di cervo polverizzato nel mortaio assieme a perle e coralli rossi.
Caterina Sforza, signora di Imola, qui ritratta da Lorenzo di Credi, scrisse un vero e proprio ricettario e aveva fatto allestire un laboratorio alchemico dove preparava di persona unguenti contro i bubboni per la peste ma anche in grado di spianare le rughe del viso, oli contro la caduta dei capelli, colliri e callifughi. Le cronache raccontano che a trentasei anni, età considerata già avanzata visto che l'età media era di 45-50, Caterina avesse ancora la pelle fresca come quando era adolescente pur avendo avuto vita tutt'altro che facile e ben dieci gravidanze.
Questi ricettari nel Rinascimento non erano rari, ogni speziale (così erano chiamati all'epoca i farmacisti) aveva la sua raccolta di prescrizioni custodite gelosamente e tramandate di generazione in generazione, una sorta di "rimedi della nonna" a cui ricorrere in caso di bisogno e vendere anche a caro prezzo. Di gran moda erano gli elisir di lunga vita, composti di ogni ben di Dio: ambra, zucchero, scorse di cedro, radici di finocchio, semi d'anice, granati, smeraldi, perle, foglie di ruta e di salvia. Non si disdegnava anche l'aggiunta di rane, lucertole e sangue mestruale ed è forse questo che faceva si che all'occhio dei più la cosmesi si mescolava con la magia. Ne fece le spese anche la bella Caterina Sforza e l'incorruttibilità del suo fascino fu creduto dai suoi detrattori frutto di sortilegi e di pratiche che rasentavano la stregoneria. Possiamo solo immaginare che cosa penserebbero delle donne moderne, probabilmente saremmo tutte destinate al rogo !