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lunedì 9 dicembre 2013

I cassoni nuziali



Ci sono quadri che potremmo considerare delle vere e proprie finestre da cui sbirciare all'interno di una casa rinascimentale. Uno di questi è "La Venere di Urbino" di Tiziano conservato agli Uffizi di Firenze e databile intorno al 1538. A parte il letto dove è distesa la dea l'unica mobilia che possiamo scorgere nella camera sono due cassapanche allineate sotto la finestra da dove due donne stanno prendendo degli abiti. La cassa in legno è forse la più antica forma di arredo e ne abbiamo esempi fin dall'Antico Egitto. Nel Medio Evo le continue guerre e i conflitti feudali facevano vivere le popolazioni sempre con l'ansia di dover mettersi in salvo e la cassa di solito rettangolare e provvista mi maniglie poteva essere riempita di oggetti di prima necessità e facilmente trasportata. Allo stesso tempo rappresentava la soluzione perfetta per diventare arredo poichè, oltre a contenere biancheria, preziosi e documenti poteva servire anche come sedile e come letto se sopra vi si distendeva un pagliericcio.
Nel Rinascimento il cassone divenne il mobile per eccellenza. Dai documenti d'epoca e da molte tele e affreschi sappiamo che nelle stanze da letto i cassoni erano allineati contro il muro, oppure circondavano il letto sui tre lati formando un corpo unico (il cosiddetto "letto a cassoni" come si può vedere in una foto in bianco e nero di inizio Novecento dove un simile letto arredava una stanza di Palazzo Davanzati a Firenze). 
Tra i cassoni quello nuziale occupa di sicuro un posto speciale. In esso veniva riposta la dote della sposa: gioielli, abiti, stoffe preziose, biancheria per la casa, oggetti per il cucito ecc. Secondo la tradizione i servitori trasportavano durante il corteo nuziale i cassoni alla casa della sposa dove venivano aperti affinchè gli invitati potessero vedere e giudicarne il contenuto. Ovviamente più la famiglia della sposa era ricca e importante, più i cassoni erano decorati, intagliati, dorati e dipinti. Di regola venivano commissionati due cassoni con gli stemmi delle casate dei due sposi. La decorazione era di solito a carattere profano, con soggetti mitologici o storici, scene d'amore, cortei nuziali ma anche con scene di carattere moraleggiante, ad esempio allegorie delle virtù, esempi di affetto coniugale, materno e di coraggio. I legni impiegati erano il castagno, il noce e il pioppo. All'interno si utilizzava il tessuto o il cuoio per foderarli.
Per tutto il Quattrocento e nella prima metà del Cinquecento quasi tutti i grandi artisti lavorarono alla decorazione dei cassoni a iniziare da Paolo Uccello, Benozzo Gozzoli, Botticelli, Filippo Lippi, il Ghirlandaio e Jacopo del Sellaio.